IL “GIUSTO” INQUADRAMENTO DEL LAVORATORE A SEGUITO DI UN CONTRATTO AZIENDALE

Massima della Corte di Cassazione  

Con ordinanza Num. 4183 Anno 2020 la Corte di Cassazione ha statuito che in sede di interpretazione delle clausole di un contratto collettivo relative alla classificazione del personale in livelli o categorie, ha rilievo preminente, soprattutto se il contratto ha carattere aziendale, la considerazione degli specifici profili professionali indicati come corrispondenti ai vari ‘livelli, rispetto alle declaratorie contenenti la definizione astratta dei livelli di professionalità delle varie categorie, poiché le parti collettive classificano il personale non sulla base di astratti contenuti professionali, bensì in riferimento alle specifiche figure professionali dei singoli settori produttivi, che ordinano in una scala gerarchica, ed elaborano successivamente le declaratorie astratte, allo -scopo di consentire l’inquadramento di figure professionali atipiche o nuove.”

Il caso oggetto della pronuncia

Con sentenza n. 6909 in data 15 settembre - 7 ottobre 2014 la Corte d'Appello di Roma rigettava il gravame interposto da RETE FERROVIARIA ITALIANA S.p.a. avverso la decisione n. 9962/26.5-3.6.2011, pronunciata dal locale giudice del lavoro, che aveva accolto le domande degli attori , tutti dipendenti ed ex dipendenti di RETE FERROVIARIA ITALIANA S.p.a., volte ad ottenere il riconoscimento del vantato diritto al superiore inquadramento nella 9^ categoria ex c.c.n.l. di settore, risalente al 1992, come successivamente modificato, con il profilo professionale di capo settore stazioni, secondo le rispettive e distinte indicate decorrenze, con la condanna altresì della società convenuta al pagamento delle conseguenti differenze retributive spettanti (maturate tra il primo gennaio 2004 fino al 31 marzo 2009), laddove gli istanti risultavano inquadrati nella 8^ categoria con il profilo di capo stazione sovrintendente. Costoro, infatti, avevano sostenuto di aver svolto mansioni superiori, attribuite ed in concreto svolte come dirigente contrale presso l'ufficio DC / DCO di Firenze, mansioni correlate alla direzione, alla vigilanza, al coordinamento e controllo della circolazione dei treni relativamente ad un complesso di impianti (stazioni) costituenti il c.d. nodo di Firenze, ivi compresa la c.d. Linea Pisana; avverso la sentenza d'appello ha proposto ricorso per cassazione RETE FERROVIARIA ITALIANA S.p.a. (già Ferrovie dello Stato società di trasporti e servizi per azioni),

La sentenza della Corte

Secondo la Corte di Cassazione il procedimento logico-giuridico diretto alla determinazione dell'inquadramento dei dipendenti elaborato dalla Corte di appello, ha correttamente operato l'accertamento in fatto delle mansioni lavorative in concreto svolte dagli odierni controricorrenti, richiamando, ai fini della esegesi delle declaratorie di categoria applicabili nella fattispecie, precedenti giurisprudenziali di legittimità attinenti ai previgenti parametri normativi di cui al d.m. n. 1085/1985, secondo cui le attività descritte in ciascun profilo professionale non sono cumulative ma si riferiscono ad alternative ipotesi di utilizzazione.

Si tratta, afferma la Suprema Corte, di un corretto procedimento ermeneutico fondato su criteri elaborati dalla giurisprudenza di legittimità, che non inficia la correttezza del procedimento logico-giuridico seguito dai giudici dell'impugnazione.

Non va, peraltro, sottaciuto che l'accertamento della natura delle mansioni concretamente svolte dal dipendente, ai fini dell'inquadramento del medesimo in una determinata categoria di lavoratori, costituisce giudizio di fatto riservato al giudice del merito ed è insindacabile, in sede di legittimità, se sorretto, come nella fattispecie, da logica e adeguata motivazione.

Invero, la Corte distrettuale ha desunto il dato delle mansioni espletate dagli odierni intimati dalle testimonianze raccolte in giudizio ed ha accertato che le stesse corrispondevano a quelle contemplate dalla seconda ipotesi della declaratoria di cui all'Accordo sindacale del 26 luglio 1991 che, nel definire il contenuto professionale della 9' categoria, cioè quella del Capo Settore Stazioni, prevede lo svolgimento di "attività di direzione di impianti di rilevante entità ed importanza" oppure "attività di vigilanza, coordinamento e controllo su più impianti anche di rilevante importanza nel settore della circolazione".

Così in particolare, ha evidenziato che gli appellanti "avevano il compito di dirigere e coordinare il traffico su più impianti, occupandosi di 14 stazioni telecomandate su di un tratto di circa 150 km. di linea; verificavano la regolarità della circolazione, intervenivano in caso di anomalie a risolvere i problemi, decidevano la soppressione o la sostituzione dei treni, erano gli unici responsabili in caso di anomalia, informavano successivamente la direzione delle irregolarità riscontrate". Inoltre, la stessa Corte ha spiegato che l'attività del Dirigente Centrale Operativo è quella della direzione generale della circolazione dei treni realizzata mediante il controllo e la vigilanza sull'andamento della circolazione nelle stazioni assegnate al medesimo Dirigente, oltre che attraverso ordini e consigli diretti agli agenti operanti localmente al fine di mantenere o ristabilire la regolarità della corsa dei treni, attività complessa, questa, che ha ritenuto non contemplata nella declaratoria della 8' ottava categoria ove erano inquadrati i lavoratori.

Con riferimento ai rapporti di lavoro dei ferrovieri si è anche affermato (Cass. 24 gennaio 2003, n. 1083) che "in sede di interpretazione delle clausole di un contratto collettivo relative alla classificazione del personale in livelli o categorie, ha rilievo preminente, soprattutto se il contratto ha, come nella specie, carattere aziendale, la considerazione degli specifici profili professionali indicati come corrispondenti ai vari livelli, rispetto alle declaratorie contenenti la definizione astratta dei livelli di professionalità delle varie categorie, poiché le parti collettive classificano il personale non sulla base di astratti contenuti professionali, bensì in riferimento alle specifiche figure professionali dei singoli settori produttivi, che ordinano in una scala gerarchica, elaborando successivamente le declaratorie astratte, allo scopo di consentire l'inserimento di figure professionali atipiche o nuove" (in senso conforme v. anche Cass. 18 novembre 1997).

 

A cura del dott. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati