Relazioni Industriali

Relazioni Industriali

Contrattualistica - Conciliazioni - Certificazioni - Formazione 4.0

Responsabili Nazionali:

Antonio Ronghi
Alfonso Elefante
Antonio Iodice
Assunta Panico  

Relazioni industriali

La F.M.P.I. tiene e coltiva relazioni industriali e sindacali utili al perseguimento dei propri obbiettivi.
Con il termine di relazioni industriali si intende la moderna disciplina giuridica sorta agli inizi degli anni novanta del Novecento, che studia i rapporti tra stato, imprese, sindacati e lavoratori.
Comunemente le cosiddette relazioni industriali consistono nell’insieme delle regole vigenti in materia sindacale, all’interno del vigente ordinamento giuslavoristico. Più di recente nuovi studi dottrinari, all’interno dei soggetti che caratterizzano le cosiddette relazioni, osservano una sorta di crisi delle organizzazioni sindacali di stampo tradizionale: si parla, in questo caso, anche di relazioni sindacali.
Per relazioni sindacali si intende, quindi, l’insieme dei rapporti giuridici intercorrenti tra il datore di lavoro ed i lavoratori subordinati – intesi come collettività – all’interno dei luoghi di lavoro, allorquando queste relazioni vengano a realizzarsi tramite un soggetto intermedio, ovvero il sindacato, rappresentante delle istanze e degli interessi dei dipendenti.

Nell’attuale quadro economico caratterizzato da una forte innovazione e competitività, si assiste ad una profonda crisi delle strategie e dei contenuti tradizionali del confronto tra gli attori dei processi produttivi.

Ormai in gioco non sono solo i diritti dei lavoratori legati principalmente al trattamento economico, agli orari, all’organizzazione del lavoro ma prevale, con una spiccata connotazione emergenziale, l’esigenza di salvaguardare la sopravvivenza delle imprese stesse e, nel contempo, il posto di lavoro dei dipendenti.

Di conseguenza, da più parti viene espressa la necessità di rimodulare efficacemente le dinamiche delle relazioni industriali, di individuare nuovi paradigmi operativi per concretizzare le prospettive evocate in sede teorica.

Proprio in tale scenario, si registra un rinnovato interesse per il tema della partecipazione dei lavoratori alla attività gestionali e, più in generale, per un’evoluzione delle relazioni industriali in senso partecipativo.

In Italia tale processo evolutivo si sta rivelando, purtroppo, molto più lento che in altri Paesi dell’Unione Europea e in molti casi difficilmente realizzabile. Innanzitutto, perché sono storicamente assenti le condizioni che altrove hanno favorito tale partecipazione: un sindacato unitario forte, un governo pro- labor, un forte coinvolgimento del legislatore e una condivisione di obiettivi di tutte le parti sociali interessate.

Purtroppo, nessuno di questi motivi oggi è venuto meno, anzi più evidente è la debolezza delle parti sociali, come anche la distanza dell’esecutivo; anche i primi generici richiami dell’esecutivo del premier Renzi, in tema di partecipazione che di regolazione delle relazioni industriali, non hanno trovato facile sviluppo.

Di conseguenza il nostro Paese, nell’ambito delle comparazioni europee viene classificato nella fascia più bassa in quanto i diritti di partecipazione dei lavoratori risultano deboli o ininfluenti.

Non mancano, tuttavia, alcune positive esperienze imprenditoriali nazionali, diffuse anche in maniera inconsapevole nelle PMI, in cui concretamente si è dato luogo a forme di proficua partecipazione e collaborazione che hanno da un lato evitato la cessazione delle attività anzi e dall’altro lato aumentato la competitività.