L’IPOCONDRIA DELLE PAROLE NON DETTE

Suggerimento e verità di paura tenendo per sé il proprio essere, nel bene, nel male, nell’oscurità dei pensieri che serrano la mente, il corpo e con esso lo spirito.

Parole immaginate, ma non espresse perché più spesso di come si presenta la realtà, veniamo rapiti dalla sciocca vanità che fa da padrona in maniera frettolosa e seducente ad una esteriorità così ben fatta che sembra esserne la sua interiorità.

Iris Belluoccio

Trascinati in questo vortice di inutili incomprensioni veniamo accolti dalla stanchezza, nemica audace del vigore e della voglia di esprimere. Consciamente ci chiudiamo in noi stessi per paura di non essere capiti, ma di certo desideriamo talmente tanto essere compresi che ci perdiamo in parole sterili che troviamo dentro di noi e negli altri nel tentativo di attivare il procedimento della comprensione.

Siamo così stanchi che veniamo quasi rapiti da Morfeo, da questo sonno non richiesto ma essenziale, come unica scelta logica dettata dalla nostra mente per riuscire finalmente ad eliminare le paure. Nei sogni possiamo esprimere la nostra libertà interamente, senza timori, senza preoccupazioni, senza nessuna forma di ipocondria.

Ed è proprio attraverso il sogno che oltre a renderci liberi, esso ci dona la libertà di ciò che in veglia teniamo intrappolato dentro di noi stessi, impotenti come un marinaio senza remi e senza capacità di saper nuotare.

Ossessionati dalla mente che ormai viaggia da sola in questo spazio/tempo che non sappiamo più distinguere, continuiamo a “sentire” questa musica, ma non riusciamo ad “ascoltarne” la melodia, a riconoscere cosa sia, quale sia. Parole e parole vengono miscelate nella nostra mente, come un frullato dietetico che ingurgitiamo con avidità per timore che non faccia effetto quando, esterrefatti, fingiamo di voler mantenere la linea.

È tutta una menzogna questa immancabile ma stupida lucida follia. Quando si comprendono determinate cose si ha la consapevolezza che faranno sempre parte di noi, in un modo o in un altro, quando meno ce lo aspettiamo prenderanno il sopravvento ed è qui che nasce la follia, la follia di parole che non avremo la capacità di fermare perché saranno più forti, almeno così la nostra mente ci farà credere, senza inibizione alcuna ed è in questi momenti che ci dimentichiamo della lucidità, sostantivo preso poco in considerazione, lasciato lì ad oziare nel mixer dei nostri pensieri.

Il dubbio, la parte peggiore che il nostro “cervello” può elaborare, nonché l’aggettivo che più attanaglierà quel che ne rimane dei nostri neuroni, infilandosi in esso come una malattia del tutto incurabile, anche se l’evidenza ci mostrerà il contrario e lo vedremo con i nostri occhi, noi rimarremo fedeli a quello che abbiamo creduto di vedere la prima volta, a quello che la “non realtà” ci ha dato modo di credere.

Ma d’altronde quand’è che veniamo angosciati da un dubbio? Quando qualcosa o qualcuno per noi diventa importante, abbiamo paura di perdere perché non rendiamo giustizia o non diamo il giusto valore a ciò che abbiamo. Esattamente qui che nasce e dovrebbe morire l’ipocondria delle parole non dette.

“Ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i sentimenti {…} senza limiti e confini ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini”, ed è qui dall’alto della “collina dei ciliegi” che un immortale, antico e vero Lucio Battisti continua a cantarci l’oltre, semplicemente.

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