L’imprenditoria italiana: analisi dei trend di successo per la ripresa economica del Paese

“Per produrre il cibo, costruire le case e le infrastrutture, fabbricare beni di consumo o fornire l’energia si usano materiali pregiati. Quando sono stati sfruttati del tutto o non sono più necessari, questi prodotti sono smaltiti come rifiuti. L’aumento della popolazione e la crescente ricchezza, tuttavia, spingono più che mai verso l’alto la domanda di risorse (scarseggianti) e portano al degrado ambientale. Sono saliti i prezzi dei metalli e dei minerali, dei combustibili fossili, degli alimenti per uomo e animali, così come dell’acqua pulita e dei terreni fertili”

In effetti, la crisi conseguente al Covid19 ha determinato un’interruzione del sistema della catena di approvvigionamento che, unitamente alla volatilità dei prezzi delle materie prime e alla carenza di fornitura di beni essenziali e alle pressioni sui sistemi di gestione dei rifiuti, ha accelerato la transizione verso un’economia circolare.

In merito alla dipendenza del mercato globale per l’approvvigionamento delle materie prime è in aumento in tutto il mondo. L’espansione delle attività commerciali, infatti, deve far fronte a una drastica diminuzione dei produttori di materie prime. Basti pensare, secondo dati Istat che, nel 2010 il 30% per cento delle economie mondiali conferiva la fornitura globale di risorse materiali, mentre il 70% di tutti i paesi erano importatori diretti. Negli ultimi dieci anni questa tendenza è ulteriormente cresciuta.

avv. Marco Romano

Si è, in effetti, invertito il trend degli ultimi 50 anni: se da un lato è migliorato l’efficienza delle risorse, dall’altro è diminuito il capitale naturale. In tale contesto l’Italia è uno dei maggiori importatori di tutte le materie prime e ciò si traduce in una maggiore dipendenza dei mercati esteri e conseguentemente in una maggiore dipendenza per la competitività delle PMI.

Pertanto, per rimanere competitivi, è inevitabile passare a modelli di risorse alternative che possano supportare le nostre reti produttive migliorando l’efficienza delle risorse.

Una possibile alternativa è rappresentata dall’economia circolare che, negli ultimi due anni, è diventata l’elemento centrale del Green Deal europeo, e del “green” post-europeo ripresa economica” Covid19, l’elemento principale della cosiddetta “Missione 2: rivoluzione e transizione ecologica” del Piano Nazionale di Recupero e Resilienza del Governo Italiano.

Ma cosa si intende per economia circolare e soprattutto, quali potrebbero essere i benefici?

L’economia circolare è l’incentivo che favorisce la riconversione delle attività produttive verso un modello di economia che mantiene il più a lungo possibile il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse e che riduce al minimo la produzione di rifiuti. Insomma, un modello di produzione e consumo che prevede la condivisione, il prestito, il riutilizzo, la riparazione, il ricondizionamento e il riciclaggio di materiali e prodotti esistenti il ​​più a lungo possibile. La parte centrale del macro-contesto legato all’economia circolare riguarda la “strategia di riduzione”, che comprende anche il design dei prodotti stessi.

Un “design sostenibile” infatti porta benefici ai consumatori, ma anche alle imprese e all’ambiente e rafforza anche la competitività dei prodotti e dei sistemi economici. Secondo lo studio di McKinsey Quarterly (2020), “le aziende che eccellono nel design aumentano i ricavi e i ritorni economici per gli azionisti a un tasso quasi doppio rispetto ai competitor meno attenti a questo fattore”. Il rapporto di McKinsey ha anche evidenziato, tuttavia, che il 90% delle aziende non sta raggiungendo il proprio pieno potenziale nel design, in parte a causa della mancanza di leadership aziendale con una visione sostenibile a lungo termine.

La transizione verso un’economia circolare è, in definitiva, un cambiamento radicale del paradigma economico che inevitabilmente avrà un impatto diretto su ogni azienda e catena del valore.

Tale transizione non è né immediata né scontata, ma comporta cambiamenti fondamentali che includono i modi in cui progettiamo, produciamo, forniamo e manteniamo valore nelle nostre economie.

Le PMI devono quindi essere pronte a quest’ultima sfida, essendo il partner naturale dell’economia circolare. A questo proposito, va sottolineato che molti di questi hanno già sviluppato attività correlate.

La transizione verso un’economia circolare è quindi sia una sfida che un’opportunità che richiede nuove pratiche gestionali e soluzioni tecnologiche per: migliorare l’uso delle risorse e rendere i processi più sostenibili; ridurre lo spreco e la perdita di cibo; trasformare rifiuti e sottoprodotti in risorse; integrare i consumatori nel sostenere la circolarità; implementare sistemi di tracciabilità.

Passando dal modello di gestione lineare “take-make-dispose” a quello “reduce, reuse, recycle”, ovvero un più complesso e circolare sistema di coordinamento delle risorse, che dipende dalla disponibilità di numerosi dati digitali riguardanti le caratteristiche e origini dei materiali; le condizioni di fornitura; dai sistemi di confezionamento; dai sistemi di spedizione; per esigenze sociali; dall’indice di circolarità e sostenibilità ambientale.

Le misure come la migliore progettazione ecocompatibile, la prevenzione e il riutilizzo dei rifiuti possono generare, in tutta l’UE, risparmi netti per le imprese fino a 604 miliardi di euro, ovvero l’8 % del fatturato annuo, riducendo al tempo stesso le emissioni totali annue di gas a effetto serra del 2-4 %5 In generale, attuare misure aggiuntive per aumentare la produttività delle risorse del 30 % entro il 2030 potrebbe far salire il PIL quasi dell’1 % e creare oltre 2 milioni di posti di lavoro rispetto a uno scenario economico abituale. I cittadini europei sono convinti dell’esistenza di un solido collegamento positivo fra la crescita, l’occupazione e l’efficienza nell’impiego delle risorse. Un recente sondaggio Eurobarometro ha svelato che una forte maggioranza di persone pensa che l’impatto di un impiego delle risorse più efficiente produrrebbe un effetto positivo sulla qualità della vita nel loro paese (86 %), sulla crescita economica (80 %), e sulle opportunità di lavoro (78 %). Questa maggioranza considera inoltre la riduzione e il riciclaggio dei rifiuti nelle case (51 %) e nel settore industriale ed edile (50 %) come le misure che maggiormente influiscono sull’ efficienza nell’uso delle risorse.

La transizione verso un’economia circolare richiede la partecipazione e l’impegno di diversi gruppi di persone. Il ruolo dei decisori politici è offrire alle imprese condizioni strutturali, prevedibilità e fiducia, valorizzare il ruolo dei consumatori e definire come i cittadini possono beneficiare dei vantaggi dei cambiamenti in corso. Il mondo delle imprese può riprogettare completamente le catene di fornitura, mirando all’efficienza nell’impiego delle risorse e alla circolarità. A questa transizione sistemica sono d’aiuto gli sviluppi delle TIC e i cambiamenti sociali. L’economia circolare può quindi aprire nuovi mercati, che rispondano ai cambiamenti dei modelli di consumo: dalla convenzionale proprietà all’utilizzo, riutilizzo e condivisione dei prodotti. Inoltre, può concorrere a creare maggiore e migliore occupazione.

Comprendere rapidamente le opportunità dell’economia circolare e affrontarne le sfide dipende dal sostegno diffuso della società. È essenziale coinvolgere le ONG, le organizzazioni di imprese e di consumatori, i sindacati, il mondo scolastico e universitario, gli istituti di ricerca e le altre parti interessate, a tutti i livelli di governo. Nella transizione verso un’economia circolare, questi soggetti possono operare come soggetti facilitatori e moltiplicatori. È necessario un intervento anche per comunicare alle persone nella vita di ogni giorno (sul luogo di lavoro, nelle scuole, fra le comunità locali) le idee e i benefici dell’economia circolare. Le reti di socializzazione (social networks) e i mezzi di comunicazione digitale possono convogliare parecchi consumatori verso i nuovi prodotti e servizi circolari.

Fonti

Relazione Commissione Europea

Rome business school

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