L’AGRICOLTURA E LA SOVRANITA’ ALIMENTARE SONO CONCETTI POLITICI, SE LO SONO, DI DESTRA O DI SINISTRA?

Giorgia Meloni ha giurato, insieme ai suoi ventiquattro ministri, nelle mani del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, autentico pilastro del sistema democratico italiano, ed è entrata nella sua funzione in attesa della fiducia, direi del tutto scontata, del Parlamento.

Nell’ambito della formalizzazione della lista dei ministri e del rito del passaggio dei poteri da Mario Draghi a Giorgia Meloni ci sono stati alcuni elementi di grande curiosità.

Francesco Lollobrigida, Ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare

Uno di questi elementi è stato rappresentato sicuramente dal nomen attribuito al ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare che è stato affidato nelle mani dell’ex capogruppo alla Camera dei Deputati di Fratelli d’Italia, Francesco Lollobrigida.

Ha suscitato curiosità, tanto da far gridare quasi allo scandalo, in alcuni grandi quotidiani nazionali che hanno calcato la mano sull’origine ideologica di tale nomenclatura. Insomma il Sovranismo Alimentare sembrerebbe richiamare, troppo da vicino, concetti nazionalistici e autarchici cari alla destra tradizionale italiana.

Si è aperta una sarabanda di polemiche sul significato reale della definizione.

Eppure, udite udite, questo concetto affonda le sue radici nella cultura più tradizionale della sinistra italiana. Anzi, portabandiera di questo importante e fondamentale concetto è stata proprio Slow Food, organizzazione enogastronomica nata nel brodo culturale della sinistra, con il suo massimo rappresentante Carlo Petrini, autentico monumento e pilastro di una cultura del cibo e della biodiversità che fa riferimento soprattutto a concetti come “pulito, buono e giusto“.

In sintesi, non si è in presenza di un concetto che trova la sua base in quelli cari all’agricoltura del “ventennio” ma, più semplicemente, nel concetto di autodeterminazione dei popoli nella scelta delle proprie politiche agricole per assicurare e garantire l’accesso a tutti i cittadini ad un cibo genuino, sano e salutare nel rispetto del tessuto agronomico, ambientale e sociale.

Nicola Di Iorio

E’ un concetto che nacque nel 1986 ad un riunione ginevrina del World Trade Organization (WTO) che fece accedere le produzioni agricole nell’ambito dell’Accordo Generale sulle Tariffe Doganali e sul Commercio aprendo, di fatto, le porte alla globalizzazione anche in campo agricolo creando una vera e propria dipendenza dai principi neoliberisti.

Insomma, la sovranità alimentare è sostanzialmente il contraltare della globalizzazione che qualche danno alla agricoltura italiana pure l’ha fatto.

Petrini sostiene che quando si parla “…di sovranità alimentare significa schierarsi contro pratiche inique e dannose portate avanti dall’agroindustria e dalla grande distribuzione, ponendo al centro il diritto al cibo sano e nutriente per tutti…”.

Alla fine della fiera la battaglia contro la globalizzazione, in campo agricolo ed alimentare, significa lottare contro la monocultura, l’uso massiccio della chimica di sintesi, la filiera lunga e i cibi processati che sono quei prodotti ai quali ne vengono aggiunti altri allo scopo soprattutto di prolungarne la conservazione o di modificarne le qualità sensoriali.

Ovviamente ad oggi è solo una semplice definizione attenderemo l’attività del neo ministro per trarre qualche giudizio di merito.

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