La crisi del sistema imprenditoriale nella pandemia – intervista al dott. Raffaele Sirica

La pandemia morde ormai da febbraio e non accenna ad arretrare, tra varianti del virus e lentezza dell’opera di vaccinazione. Se sul fronte sanitario non ancora possibile mettere immaginare quando si uscirà da una continua e persistente fase emergenziale, sul fronte sociale ed economico il conto con il quale si è chiuso il 2020 è davvero salato con un debito cresciuto di 23,4 punti percentuali di Pil, entrate fiscali in calo di 41,7 miliardi e 444.000 nuovi disoccupati nonostante il divieto dei licenziamenti imposto fino al 31 marzo 2021. Tali dati rischiano di generare un effetto zavorra per il 2021.

I servizi sono al collasso, mentre finora regge a fatica l’industria, dove il settore automotive affronta insieme shock sanitario e salto tecnologico. Insomma, al netto dei prossimi ed auspicati interventi rivenienti soprattutto da un piano di interventi senza precedenti messo in campo dall’Unione Europea, il quadro rischia di essere desolante con consumi interni in calo, con una disoccupazione potenzialmente dilagante, con un debito delle imprese che frena gli investimenti, con un export italiano che cabra e vira al ribasso mentre gli scambi mondiali reggono. 

Ciò nonostante, dagli uffici dell’UE a Bruxelles arrivano anche buoni segnali per l’intera economia dell’Eurozona. L’UE vede vicina la ripartenza che però avrà andamenti e ritmi diversi a seconda dei Paesi.  La recessione nel 2020 è stata pesantissima ma, grazie ai vaccini, l’aspettativa è che i Paesi dell’ UE raggiungano i livelli di crescita pre-pandemia, che avevano nel quarto trimestre del 2019, già nel secondo trimestre del 2022. Tuttavia, un Paese su quattro, tra cui purtroppo l’Italia, avrà bisogno di più tempo.

Raffaele Sirica

Questo quadro ovviamente si declina ed impatta anche nel mondo del sistema produttivo nazionale già afflitto da problematica di varia natura pre-pandemia e impegna l’intero mondo della rappresentatività, sia datoriale che sindacale unitamente a tutti quegli enti che intervengono per migliorare la vita lavorativa all’interno delle imprese.

ImpresInforma ha raccolto le interessanti riflessioni del dott. Raffaele Sirica, presidente della Federazione Nazionale Piccole Imprese e Professionisti – FMPI, dirigente nazionale della Federazione Medie e Piccole Imprese e presidente regionale di E.BI.CONF. Lazio, un ente bilaterale che agisce proprio nel delicato settore in cui si discutono le politiche di welfare e di miglioramento delle condizioni di lavoro nel perimetro aziendale.

Come sta rispondendo il sistema imprenditoriale italiano alla crisi epidemica del Covid-19?

È un secolo, quello che stiamo vivendo, pieno di sfide ed emergenze sanitarie. Pensiamo all’influenza aviaria, l’ebola o la SARS e adesso anche il Covid-19, che conta centinaia di vite spezzate al quale si aggiungono altre vittime, ovvero le imprese. Fare impresa con una pandemia sanitaria in atto vuol dire rinunciare a diversi presupposti che in un’azienda si danno sempre per scontati come l’incontrarsi in ufficio, spostarsi o fare dei programmi.

Un danno sociale ed economico che ha fatto porre diversi quesiti facendo spazio ad un’incertezza abbastanza allarmante.

Ci chiediamo se il nostro pianeta riuscirà ad affrontare una sfida così grande, ci chiediamo se l’economia riuscirà a reggere il peso portato da questa emergenza e se il welfare riuscirà a funzionare ancora.

Oltre a queste incertezze sociali, si aggiunge un’incertezza che avanza soprattutto nei periodi di recessione e che riguarda le aziende. Riusciranno le aziende a superare la crisi del Coronavirus? Ormai l’opzione dello Smart working ci sta trasformando in realtà virtuali.

Questa emergenza, non solo imprenditoriale e manageriale, non sarà breve e metterà a dura prova le nostre imprese. Solo la forza imprenditoriale e gli aiuti di stato potranno far emergere il meglio delle nostre aziende.

Nonostante il complesso quadro che si sta vivendo, le attività delle imprese non possono e non devono arrestarsi sviluppando comparti prima forse trascurati come l’attività di marketing utilizzando le nuove tecnologie. Cosa ne pensa?

Il marketing ha avuto e sempre avrà un ruolo fondamentale nella nostra quotidianità, ciò che cambia invece sono i consumatori. Nel mercato odierno sono cambiati i bisogni e le abitudini. Nel mondo odierno il marketing ha subito una forte influenza della tecnologia.

I nuovi canali di promozione digitale hanno rivoluzionato l’advertising offrendo strumenti efficienti, altamente segmentabili con costi accessibili ed innovativi.

La gran mole di dati che questi strumenti hanno in dotazione, non solo consentono di migliorare le prestazioni, ma soprattutto consentono anche di comprendere meglio il trend del mercato.

Le misure di contenimento e di contrasto al Covid hanno generato un Lockdown nazionale totale, nel periodo primaverile, e su territori differenziati successivamente. Che tipo di effetto hanno avuto tali misure sui negozi e le imprese commerciali?

La crisi nel periodo del lockdown è stata devastante sulle attività commerciali, stando ai dati di Confcommercio. Su circa 800.000 negozi, più di 32.000 hanno deciso di non riaprire: parliamo del 4%, ad esclusione di bar e ristoranti. Purtroppo, bisogna dire che le proiezioni di ripresa nel presente e nel prossimo futuro sono scoraggianti. Anche nel periodo di svendite e saldi, non ci sono stati gli effetti sperati. Invece sono andati con maggior ripresa le vendite online. Riguardo invece il mondo della ristorazione, è lo Smart working che, con gli uffici chiusi sta avendo impatti negativi sulle attività commerciali di bar e ristoranti.

Secondo il suo punto di vista che tipo di previsione può fare per la ripresa?

Secondo alcune stime dell’OCSE, la ripresa la riavremo solo con il vaccino per il Covid-19, così da riuscire a dare una piccola speranza per l’economia mondiale.

Ovviamente sarà una ripresa lenta a causa della forte recessione che si è verificata durante i periodi di lockdown. Si stima che entro la fine dell’anno prossimo si riuscirà a recuperare la produzione persa in questo periodo.

La Cina sarà la prima potenza mondiale che recupererà circa il 10%, mentre in Europa sarà la Germania la prima nazione a recuperare il terreno perso.

Solo intensificando le vaccinazioni e soprattutto gli interventi mirati dei governi centrali, come il recovery fund (fondi europei per il rilancio dell’economia) riusciremo ad imboccare la strada giusta per uscire da questo tunnel.

Grazie Presidente

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