IO LO VOGLIO SCRIVERE: BUON NATALE A TUTTI GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

La  commissaria maltese UE per l’Uguaglianza, Helena Dalli, che si occupa solamente delle comunicazioni che avvengono all’interno delle aule dell’Europarlamento e quelle dei funzionari nelle loro interlocuzioni, è balzata agli onori della cronaca politica, a volte fin troppo interessata solo a creare polveroni, per aver vietato, come taluni sostengono, di dire “buon Natale” e di citare alcuni nomi, come quelli di “Maria e Giovanni”, sull’assunto che sarebbero riferimenti biblici non rispettosi dei tanti credi religiosi.

Nicola Di Iorio

Il documento per la verità si spiega solo facendo riferimento alle attività di comunicazione degli uffici e delle strutture burocratiche europee da rendere più inclusive anche mediante un uso corretto delle parole.

Quindi, in sostanza, invece di dire per esempio “Il periodo natalizio è molto stressante” si dovrebbe optare per un più laico “Il periodo delle festività è molto stressante”. E da lì, visto che non tutti festeggiano il Natale, anche il “Buone feste” sarebbe da preferire al “Buon Natale”.

Secoli di cristianesimo sono stati oscurati da un semplice documento di una commissaria che passerà alla storia unicamente per questo.

Vi è nascosta, da sempre, nelle pieghe psicologiche e culturali del Vecchio Continente una mentalità di stampo “laicista” che, ammantandosi di una presunta modernità, tenta di cancellare dalla memoria storica la “radice cristiana” dell’Europa.

In effetti, al di là del peso culturale, sociale ed economico esercitato dal cristianesimo nella storia europea, soprattutto da Costantino in poi, non può essere occultato il contributo e l’apporto che il cristianesimo ha dato alla costruzione di una “comune casa europea”.

Tale ruolo non può nemmeno essere marginalizzato ad un semplice incidente di percorso visto che la storia, con le sue fonti e i suoi reperti, sta li a ricordare a tutti, anche tra errori e decadimenti, quanto è stato forte il ruolo del cristianesimo europeo nel guidare scelte comunque unificanti, seppur nella dialettica eterna tra potere temporale e potere spirituale condita anche da eccidi, guerre e ritorni di pace.

Le rotture e gli scismi, da quello anglicano a quello luterano e quello orientale-ortodosso, non hanno affatto scalfito tale ruolo consegnando ai posteri solo declinazioni diverse di una venerazione per la stessa divinità e di un diverso assetto delle società, come riconosceva Max Weber, rispetto a modelli economici presenti nel nord e nel sud europeo, in sintesi fra il mondo germanico – protestante ed il mondo latino-cattolico.

Fingere, come fa una parte della intellighenzia europea di stampo post illuministico, che il cristianesimo non abbia influito profondamente sull’ “anima europea” rappresenta non solo il segnale di una forte “crisi di identità” ma anche la testimonianza di una cecità talmente forte da esporre il vecchio continente ad un processo di colonizzazione culturale e religiosa proveniente dai meandri dell’Islam.

L’Europa, secondo una nota tesi del cardinale Joseph Ratzinger, attuale papa emerito Benedetto XVI, rappresenta in primo luogo un concetto culturale e storico, risalente addirittura alla Grecia classica, e, solo in un secondo momento, una indicazione geografica.

Questi due aspetti meriterebbero un approfondimento. In questa sede è sufficiente riconoscere come alla conclusione della Seconda Guerra Mondiale, così, dopo il crollo economico e soprattutto spirituale e morale dei paesi dominati dal Comunismo, all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso è sorta una nuova opportunità, purtroppo non del tutto sfruttata fino ad oggi, per la costruzione di un’Europa basata sui valori.

L’entusiasmo iniziale e una nuova attenzione alle grandi costanti dell’eredità cristiana dell’Europa nel frattempo sembrano essere scomparsi.

In effetti l’unificazione europea, nonostante gli sforzi dei padri dell’Europa unita, si è limitata a privilegiare gli aspetti economici rispetto ai suoi fondamenti spirituali che ne rappresentano, senza dubbio alcuno, i presupposti.

Gli attentanti alla cristianità, soprattutto nella sua parte cattolica, sono all’ordine del giorno.

E allora è bene gridarlo forte il nostro “Buon Natale”, non con un intendo radicale ma in uno spirito ecumenico, anche e soprattutto in un momento in cui il mondo è alle prese con una forte azione di contrasto sanitario al diffondersi della pandemia da Covid, con tutte le sua varianti e derivazioni.

L’Italia, dopo un primo momento di smarrimento, sta assumendo un ruolo di modello e guida nel panorama internazionale nelle azioni di contrasto alla pandemia.

Non solo, sta dimostrando anche una vitalità non comune del proprio tessuto economico.

Forse Paolo Sorrentino, grande regista cinematografico, ha avuto ancora una volta ragione nel titolare il suo ultimo capolavoro, candidato all’Oscar, “E’ stata la mano di Dio”, quasi come se fosse un poetico riconoscimento all’intervento divino nella storia degli uomini.

Si, l’Italia e l’Europa forse hanno ancora una volta necessità di affidare la propria capacità, la propria scienza, il proprio umanesimo alle mani e alla mente esperte del Dio della misericordia che non dimentica ma non castiga gratuitamente.

In un periodo in cui un pezzo significativo del mondo celebra la nascita di Cristo, cioè del Dio che si fa Uomo, è bene ricordarsi che viviamo tutti in una comunità mondiale non priva di problemi di ogni tipo. Ma proprio perchè è così sarebbe giusto aprire il cuore, offrire un sorriso, tendere una mano alla diversità senza omologazione. Viviamo tutti annegati negli identici problemi. Se per Don Milani la politica era proprio l’arte di “uscire insieme” dai problemi, il mondo intimo dell’anima dell’uomo è il luogo in cui si intrecciano e maturano i pensieri da mettere alla base dell’agire umano nell’unica direzione possibile, quella caratterizzata dalla solidarietà, dall’inclusività e dalla capacità di comporre e non scomporre.

Pertanto, dalle pagine web di Impresinforma, io grido, urlo a tutti Voi, agli associati di FMPI e non, unitamente alle loro famiglie, il mio più affettuoso e augurale “Buon Natale”, anche in nome e per conto di un gruppo di persone, professionisti, imprenditori e lavoratori che, sotto il cappello della federazione Medie e Piccole Imprese, hanno assunto l’impegno ed il compito di aiutare il mondo dell’economia a guardare a se stesso solo come uno strumento per stare meglio tutti.

AUGURI DI BUON NATALE

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