I GIORNI DA DIMENTICARE

Dimenticare, in questa parola vi è racchiusa in maniera quasi stupefacente un’altra, mente.

La mente motore e menzogna di ogni cosa. Un gesto, una parola, un pensiero, dominatrice e strumento astuto di piccoli e grandi avvenimenti nel nostro essere.

Fare l’amore con la mente è un vizio da raffinati intenditori, sì, a prescindere dal sesso di una persona. Inibirla, sfinirla, sfamarla, straziarla, bisogna vivere in essa, assaporarne ogni angolo, ogni singola particella, ogni singolo neurone, eppure è così labile perché a volte basta solo sfiorarla per cambiare e in essa e con essa mentire. Tutto è racchiuso in assurdi ma tanto logici giri di parole che è così ponderoso spiegare.

Iris Belluoccio

Dimenticare.

Proprio i giorni che vorremmo dimenticare, la mente li afferra e lì tiene stretti perché sono gli stessi di cui abbiamo più bisogno come l’acqua dopo una camminata troppo lunga, come l’amaro dopo un pranzo di natale troppo vasto, ma nonostante questo ci sentiamo sempre così fuori posto, come se quei giorni non fossero i nostri, come se tutto fosse rivolto a qualcun altro, non a noi, perché noi pensiamo di appartenere ad un altro pianeta. E invece no! Apparteniamo allo stesso pianeta, ma la mente sa essere diabolica, sa estirpare, sa anche indissolubilmente ripiantare e vivere nell’attesa di incontrare la primavera, quella dai colori accesi, dai profumi tiepidi e vivaci per poi far spazzare tutto via dal vento freddo del nord, così profondo e buio. Ed è proprio in questo buio che nascondiamo, quasi opprimiamo questi giorni, un po’ per difesa e un po’ per paura. Veniamo feriti perché siamo così fragili e sensibili che molto spesso non ce né rendiamo nemmeno conto, ci fidiamo inconsapevolmente mostrando tutta la nostra bellezza e questo ci rende così vulnerabili che i giorni da dimenticare diventano in forma indiscussa più di quelli da ricordare. Abbiamo bisogno di una luce che ci guidi nel nostro buio, come il farò per i marinai, i lampioni per gli automobilisti. La nostra luce dov’è? Dove se non già dentro di noi ad aspettare di essere accolta, di essere accesa per davvero?

La mente, quando le lasciamo il libero arbitrio di mentire, ricopre un ruolo importante, fondamentale per creare il nostro squilibrio, lasciandole carta bianca su ogni decisione, informazione ed emozione. Tutto o niente può servire, ma se lo dimentichiamo niente sarà come tutto e tutto non servirà a niente.

Come su una zattera in mezzo al mare ci lasciamo trasportare senza far troppo caso alle onde troppo alte, alla riva ormai lontana, ci lasciamo ingannare perché con il crescere diventiamo più impazienti, più insicuri, ahimè anche più tristi.

Come i bambini, ai bambini che teniamo in gabbia dentro di noi è questo quello che davvero non dovremmo mai dimenticare.

La mente, motore e menzogna di ogni cosa.

Un gesto, una parola, un pensiero, dominatrice e strumento astuto di piccoli e grandi avvenimenti nel nostro essere.

Fare l’amore con la mente è un vizio da raffinati intenditori, sì, a prescindere dal sesso di una persona. Inibirla, sfinirla, sfamarla, straziarla, bisogna vivere in essa, assaporarne ogni angolo, ogni singola particella, ogni singolo neurone, eppure è così labile perché a volte basta solo sfiorarla per cambiare e in essa e con essa mentire.

Tutto è racchiuso in assurdi ma tanto logici giri di parole che è così ponderoso spiegare.

Dimenticare.

Proprio i giorni che vorremmo dimenticare, la mente li afferra e lì tiene stretti perché sono gli stessi di cui abbiamo più bisogno come l’acqua dopo una camminata troppo lunga, come l’amaro dopo un pranzo di natale troppo vasto, ma nonostante questo ci sentiamo sempre così fuori posto, come se quei giorni non fossero i nostri, come se tutto fosse rivolto a qualcun altro, non a noi, perché noi pensiamo di appartenere ad un altro pianeta.

E invece no!

Apparteniamo allo stesso pianeta, ma la mente sa essere diabolica, sa estirpare, sa anche indissolubilmente ripiantare e vivere nell’attesa di incontrare la primavera, quella dai colori accesi, dai profumi tiepidi e vivaci per poi far spazzare tutto via dal vento freddo del nord, così profondo e buio.

Ed è proprio in questo buio che nascondiamo, quasi opprimiamo questi giorni, un po’ per difesa e un po’ per paura. Veniamo feriti perché siamo così fragili e sensibili che molto spesso non ce né rendiamo nemmeno conto, ci fidiamo inconsapevolmente mostrando tutta la nostra bellezza e questo ci rende così vulnerabili che i giorni da dimenticare diventano in forma indiscussa più di quelli da ricordare. Abbiamo bisogno di una luce che ci guidi nel nostro buio, come il faro per i marinai, i lampioni per gli automobilisti.

La nostra luce dov’è? Dove, se non già dentro di noi ad aspettare di essere accolta, di essere accesa per davvero?

La mente, quando le lasciamo il libero arbitrio di mentire, ricopre un ruolo importante, fondamentale per creare il nostro squilibrio, lasciandole carta bianca su ogni decisione, informazione ed emozione. Tutto o niente può servire, ma se lo dimentichiamo niente sarà come tutto e tutto non servirà a niente.

Come su una zattera in mezzo al mare ci lasciamo trasportare senza far troppo caso alle onde troppo alte, alla riva ormai lontana, ci lasciamo ingannare perché con il crescere diventiamo più impazienti, più insicuri, ahimè anche più tristi.

Come i bambini, ai bambini che teniamo in gabbia dentro di noi è questo quello che davvero non dovremmo mai dimenticare.

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