L'appartenenza ad una religione come requisito per l'assunzione.


La direttiva 2000/78/CE, stabilisce un quadro generale per la lotta alle discriminazioni fondate sulla religione, gli handicap, l’età e le tendenze sessuali, per quanto riguarda l’occupazione e le condizioni di lavoro, al fine di rendere effettivo negli Stati membri il principio della parità di trattamento.

Secondo l'art.2 di detta direttiva, per “principio della parità di trattamento” si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione. Questa si ha quando, una persona è trattata in maniera meno favorevole di quanto sarebbe trattata un’altra in una situazione analoga.

Fatto salvo l'art. 2, nel caso di attività professionali di chiese o di altre organizzazioni la cui etica è fondata sulla religione (confermato anche dalla normativa italiana, all'art. 3, comma 3, del D.Lgs. n. 216/2003), una differenza di trattamento basata sulla religione non costituisce discriminazione laddove, per la natura di tali attività, la religione rappresenti un requisito essenziale, legittimo e giustificato per lo svolgimento dell’attività lavorativa, tenuto conto dell’etica dell’organizzazione (art. 4).