Un contratto aziendale o un comitato ad hoc per il rispetto della sicurezza sui luoghi di lavoro anticovid -19

Ogni azienda o impresa che ha ripreso o riprenderà la propria attività è tenuta o sarà tenuta ad applicare il Protocollo Condiviso in materia di igiene e sicurezza del lavoro del 24 aprile al fine di tutelare la salute dei lavoratori dipendenti e di altri soggetti interessati alla vita aziendale.

La mancata o insufficiente adozione delle disposizioni volte al contenimento delle possibilità di contagio previste dal Protocollo comporta l’immediata sospensione dell’attività produttiva, oltre alle eventuale responsabilità risarcitoria nei confronti di dipendenti e terzi in caso di danno alla salute eziologicamente connesso.

Il Protocollo, come ampliato dalle Disposizioni emanate dall’INL del 23 aprile, regolamenta l’ informazione dettagliata e formazione ai lavoratori, le modalità di ingresso ed uscita dai luoghi di lavoro, il distanziamento sociale, la rimodulazione degli orari di lavoro di soggiorno, la sorveglianza sanitaria e l’adozione da parte dei lavoratori dei dispositivi di protezione individuale.

Le possibili sanzioni disciplinari

È bene ricordare che tale Protocollo se da un lato prevede misure dispositive rivolte al datore di lavoro, dall’altro prevede la collaborazione dei lavoratori.

Pertanto una volta che il datore di lavoro abbia provveduto alla informazione e alla formazione in ordine alle disposizioni Protocollari, riveste certamente rilievo disciplinare (art. 2016 cod. civ. e dell’art. 7 della L. n. 300/1970 la violazione da parte del dipendente delle nuove regole.

Potrebbero rientrare in questa fattispecie il mancato obbligo di sottoporsi alla misurazione della temperatura corporea (ancorché ciò gli impedirà l’ingresso sul luogo di lavoro), la mancata adozione di comportamenti idonei al mantenimento del distanziamento sociale (ove il datore di lavoro abbia provveduto a consentire il distanziamento con idonei strumenti organizzativi), il mancato utilizzo della mascherina protettiva e dei presidi di igienizzazione delle mani, il rifiuto di aderire ad una differente e necessaria organizzazione della turnistica o degli orari di lavoro.

Altro rilievo potrebbero assumere la violazione degli obblighi di diligenza e fedeltà (art. 2014 e 2015 cod. civ.) intesi come dovere di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto di lavoro.

Va precisato che l’esercizio da parte del datore di lavoro della sorveglianza circa l’adozione da parte del dipendente delle misure di igiene e sicurezza rappresenta un obbligo rinvenibile nel D.lgs. n.81 /2008 . Pertanto l’esercizio del potere disciplinare in questa materia è da sempre considerato propedeutico al dovere datoriale di sorveglianza soprattutto ai fini di esimente della responsabilità datoriale per infortunio.

Contratto aziendale o comitato ad hoc

Un punto controverso è rappresentato dalla dicitura generica in ambito disciplinare sulla rilevanza disciplinare dell’inadempimento “ad ogni altra obbligazione discendente dal contratto” rimandando così alla contrattazione collettiva.

Sarebbe opportuno che, in questa situazione emergenziale, ciascun datore di lavoro disponga  di un proprio regolamento aziendale positivo di norme disciplinari ( facoltativamente di concerto con RSU) che sancisca i comportamenti dovuti dai lavoratori quali destinatari del Protocollo di igiene e sicurezza sui luoghi di lavoro, e preveda le sanzioni gradatamente applicabili in caso di infrazione in armonia con il CCNL applicato al rapporto di lavoro o della costituzione di un Comitato, composto da direzione aziendale e rappresentanti sindacali, che si occuperà di verificare l’applicazione delle regole del Protocollo e l’andamento della difficile situazione: su questo versante non mancano elementi di originalità che potrebbero essere presi a modello da altri accordi, quali la stesura di una check-list finalizzata al monitoraggio o l’organizzazione di check-up con la presenza di RSU e RLS durante i giorni di chiusura per assicurarsi che i locali aziendali siano sicuri per proseguire, con le dovute limitazioni, l’attività produttiva. Sul fronte dell’organizzazione aziendale sono diverse le misure attuate dai principali gruppi del settore metalmeccanico: alcune imprese, come già detto, hanno optato per il proseguimento dell’attività produttiva dopo una breve sospensione finalizzata alla sanificazione degli ambienti di lavoro, alla riorganizzazione dei reparti produttivi o all’approvvigionamento dei dispositivi di protezione individuale, mentre altre realtà aziendali hanno preferito sospendere la produzione in più stabilimenti con successivo ricorso alla Cassa Integrazione in deroga secondo le ultime disposizioni del Decreto Cura Italia.

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati