TRANSAZIONE SEMPLICE E TRANSAZIONE NOVATIVA

Definizioni

La transazione semplice è l'accordo mediante il quale le parti si limitano a regolare il rapporto preesistente tramite reciproche concessioni (cfr. Cass. n. 13717/2006).

La transazione novativa è, invece, quella transazione che determina l'estinzione del rapporto precedente, sostituendosi ad esso integralmente, in modo che si verifichi una situazione di oggettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e l'accordo transattivo.

Implicazioni giuridiche

La transazione "semplice" è il contratto con cui le parti, con reciproche concessioni, regolamentano una lite o ne prevengono l’insorgenza.

Ai sensi dell'art. 1965 c. 2 c.c., con l'accordo transattivo si possono creare, modificare o estinguere anche rapporti diversi da quello che aveva formato oggetto della pretesa e della contestazione tra le parti.

Invece, con la transazione novativa, all’obbligazione originaria (quella che disciplinava il vecchio rapporto tra le parti) viene sostituita una nuova obbligazione diversa per oggetto o per titolo .

Pertanto, tale nuova obbligazione sarà la fonte normativa del nuovo rapporto regolamentato tra le parti, ponendo in capo ad essi obbligazioni diverse da quelle precedenti.

Ciò determina importanti conseguenze giuridiche.

Basti considerare che, con la transazione novativa , in assenza di specifiche pattuizioni delle parti, la risoluzione della transazione per inadempimento, ai sensi dell’art.  1976 c.c. non può essere richiesta se il rapporto preesistente è stato estinto per novazione, salvo che il diritto alla risoluzione sia stato espressamente previsto.

La Giurisprudenza della Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione con sentenza n. 5674/2020 ha statuito che “ l'efficacia novativa della transazione presuppone una situazione di oggettiva incompatibilità tra il rapporto preesistente e quello originato dall'accordo transattivo, in virtù della quale le obbligazioni reciprocamente assunte dalle parti devono ritenersi oggettivamente diverse da quelle preesistenti, con la conseguenza che — al di fuori dell'ipotesi in cui sussista un'espressa manifestazione di volontà delle parti in tal senso — il giudice di merito deve accertare se le parti, nel comporre l'originario rapporto litigioso, abbiano inteso o meno addivenire alla conclusione di un nuovo rapporto, costitutivo di autonome obbligazioni, ovvero se esse si siano limitate ad apportare modifiche alle obbligazioni preesistenti senza elidere il collegamento con il precedente contratto, il quale si pone come causa dell'accordo transattivo, che, di regola, non è volto a trasformare il rapporto controverso”.

Di particolare importanza è stata anche la sentenza della stessa Corte n. 27933/2017 che, in tema di obblighi previdenziali, ha chiarito che  “qualora sia intervenuta una conciliazione giudiziale relativa alla definizione delle pendenze riconducibili alla cessazione ed estinzione del rapporto di lavoro subordinato sottostante, il negozio transattivo stipulato tra le parti ha natura novativa in quanto costituisce l'unica ed originaria fonte dei diritti e degli obblighi successivi alla risoluzione”. Pertanto,  secondo il ragionamento della Corte, “ le somme dovute al lavoratore, ancorché aventi natura retributiva sono disancorate dal preesistente rapporto, con l'ulteriore conseguenza che, nella vigenza dell'art. 12 della legge n. 153 del 1969, applicabile "ratione temporis", tale importo non può essere computato per la determinazione della base imponibile per il calcolo dei contributi di previdenza ed assistenza sociale.”