L’INFEZIONE DA CORONAVIRUS COME INFORTUNIO DA LAVORO

L’INAIL con la circolare n. 13 del 13 aprile 2020 ha disposto che per le conseguenze dell’epidemia da COVID-19 c’è la possibilità che la patologia possa essere riconosciuta come infortunio da lavoro e che, quindi, rientri nella tutela INAIL.

In pratica, ha specificato che un evento viene equiparato ad infortunio quando sono contemporaneamente presenti la causa violenta, la lesione e l’occasione di lavoro.

L’INAIL con il  decreto Cura Italia, ha fornito le linee guida per i datori di lavoro che, comunque,  devono continuare ad assolvere all’obbligo di effettuare la denuncia/comunicazione d’infortunio, prestando, però, particolare attenzione alla documentazione da allegare che dimostri che il virus sia stato effettivamente contratto.

Il Governo con l’art. 42 del DL n. 18/2020 si era già espresso prevedendo che i casi di COVID-19 riconosciuti non incidono sul tasso applicato ai singoli datori di lavoro, ma sulla generalità degli stessi, secondo il principio di solidarietà e mutualità già applicato per gli eventi in itinere.

D’altro canto l’INAIL riconosce già da anni le “malattie infortunio” ovvero quegli eventi che si verificano a causa della esposizione professionale a fattori virali.

La causa violenta-virulenta

In materia, con la circolare n. 74/1995, sono state già emanate le linee guida dove è stata esclusa la fattispecie di “malattia professionale” in forza del fatto che affezioni virali sono acute con manifestazione immediata tanto che l’originaria definizione di “causa violenta” indicata nell’art. 2 del T.U. INAIL può essere intesa come “causa violenta o virulenta”.

 In sostanza il legislatore ha esteso al Coronavirus una tutela già esistente per altre patologie di origine virale al fine di semplificare e erogare in termini più rapidi le prestazioni ad esse soggette.

La lesione medica

Alla valutazione dell’ esistenza della causa violenta-virulenta, è necessario verificare e riscontrare  gli altri elementi oggettivi che qualificano un evento, lesione e ed occasione di lavoro, quale infortunio poiché l’assenza anche di uno solo di questi ne provoca il passaggio a “malattia comune”.

 A tal fine è imprenscindibile che il certificato del medico , atto in base al quale il datore di lavoro deve inviare la denuncia di infortunio.

In pratica si tratta di allegare la lesione deve essere clinicamente accertata con la conseguenza che ci deve essere una documentazione (risultato di un tampone, accertamenti diagnostici) che dimostri che il virus sia stato effettivamente contratto. Questa documentazione deve essere allegata alla denuncia di infortunio insieme al certificato medico.

L’occasione di lavoro

Altro elemento fondamentale da valutare è l’occasione di lavoro.

Sul punto la norma di cui al citato articolo 42, secondo comma, chiarisce alcuni aspetti concernenti la tutela assicurativa nei casi accertati di infezione da nuovo coronavirus (SARS-CoV-2), avvenuti in occasione di lavoro. In via preliminare si precisa che, secondo l’indirizzo vigente in materia di trattazione dei casi di malattie infettive e parassitarie , l’INAIL tutela tali affezioni morbose, inquadrandole, per l’aspetto assicurativo, nella categoria degli infortuni sul lavoro: in questi casi, infatti, la causa virulenta è equiparata a quella violenta. In tale ambito delle affezioni morbose, inquadrate come infortuni sul lavoro, sono ricondotti anche i casi di infezione da nuovo coronavirus occorsi a qualsiasi soggetto assicurato dall’Istituto. La disposizione in esame, confermando tale indirizzo, chiarisce che la tutela assicurativa INAIL, spettante nei casi di contrazione di malattie infettive e parassitarie negli ambienti di lavoro e/o nell’esercizio delle attività lavorative, opera anche nei casi di infezione da nuovo coronavirus contratta in occasione di lavoro per tutti i lavoratori assicurati

I soggetti tutelati

Sono destinatari di tale tutela  i lavoratori dipendenti e assimilati, in presenza dei requisiti soggettivi previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, nonché gli altri soggetti previsti dal decreto legislativo 23 febbraio 2000, n. 38 (lavoratori parasubordinati, sportivi professionisti dipendenti e lavoratori appartenenti all’area dirigenziale) e dalle altre norme speciali in tema di obbligo e tutela assicurativa Inail. Nell’attuale situazione pandemica, l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio, aggravato fino a diventare specifico. Per tali operatori vige, quindi, la presunzione semplice di origine professionale, considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus. A una condizione di elevato rischio di contagio possono essere ricondotte anche altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza. In via esemplificativa, ma non esaustiva, si indicano: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc. Anche per tali figure vige il principio della presunzione semplice valido per gli operatori sanitari. 

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati