La valenza probatoria delle dichiarazioni rilasciate dal dipendente in sede di accertamento ispettivo

Con ordinanza 4 maggio 2020 n. 8445, la Corte di Cassazione ha statuito che il verbale ispettivo fa piena prova sull’esistenza e la provenienza delle dichiarazioni dei dipendenti raccolte dall’ispettore che, come tali, possono essere poste a fondamento della decisione giudiziale.

Il caso oggetto della pronuncia

L’imprenditore propone opposizione giudiziale avverso una cartella esattoriale inerente alle omissioni contributive feribile ad un dipendente che, pur essendo stato assunto in regime di part-time, aveva reso la propria prestazione a tempo pieno.
La Corte d’Appello respinge la predetta domanda, ritenendo fondata la pretesa contributiva in base alle dichiarazioni rese dal dipendente durante un accertamento ispettivo, in ordine allo svolgimento di cinquantasei ore a settimana.

La sentenza della Corte

La Cassazione - nel confermare la statuizione della Corte d’Appello - delinea la valenza probatoria dei verbali ispettivi.

In particolare, per i Giudici di legittimità affermano che i verbali ispettivi fanno piena prova fino a querela di falso, dei fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti, ivi compresa l'esistenza e provenienza delle dichiarazioni raccolte a verbale ma non anche delle valutazioni dell'ispettore o dei fatti non percepiti direttamente ma affermati dall'ispettore in base ad altri fatti (cfr., fra le tante, Cass. n. 9632 del 2016) e che tale materiale probatorio e' liberamente valutabile e apprezzabile dal giudice, il quale puo' anche considerarlo prova sufficiente, qualora il loro specifico contenuto probatorio o il concorso di altri elementi renda superfluo l'espletamento di ulteriori mezzi istruttori.

Altresì la Corte ha riaffermato che, nell'ambito del processo per opposizione a cartella esattoriale per il pagamento di contributi e premi, l'ente previdenziale, benche' convenuto, riveste la qualita' di attore in senso sostanziale (v., da ultimo, Cass. n. 31704 del 2019 ed i precedenti ivi richiamati) tuttavia, secondo i principi piu' volte affermati da questa Corte, grava sul datore di lavoro l'onere di provare le circostanze eccettuative dell'obbligazione contributiva, cioe' le circostanze in base alle quali si ricadrebbe nell'ambito di una deroga dell'onere contributivo ordinariamente previsto (v., fra le altre, Cass. n. 10448 del 2016).

Su tali presupposti, la Suprema Corte rigetta il ricorso della società, a fronte del valore probatorio riconosciuto alle dichiarazioni spontanee, inequivocabili e circostanziate rese dal dipendente in sede ispettiva.

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati