La nozione di interesse e vantaggio ai fini della responsabilità amministrativa ex art.D.Lgs.231

Con sentenza 29 gennaio n. 3731, la Corte di Cassazione ha statuito che ricorre la responsabilità amministrativa ex art.D.Lgs.231 la condotta della società che, al fine di conseguire una riduzione dei costi e di contenimento della spesa (c.d. vantaggio), lede i precetti in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro ai sensi del D.Lgs. 81/2008.

Il caso oggetto della pronuncia

A causa del ribaltamento del muletto sul fianco sinistro, mentre conduceva il mezzo su un percorso diverso da quello previsto per la fase di lavoro, A.P. (il lavoratore) è rimasto schiacciato e, per il peso del mezzo sulla gamba, ha perso l'arto sinistro.

La causa del ribaltamento è stata individuata in una improvvisa manovra di svolta a destra del conducente, che stava guidando il mezzo a velocità eccessiva.

La persona offesa, secondo le emergenze istruttorie valorizzate dai giudici di merito, non indossava al momento del sinistro la cintura di sicurezza di cui pure il mezzo era provvisto e che era obbligatorio indossare.

Quanto alle posizioni di garanzia, A.C era legale rappresentante e sostanziale datore di lavoro, provvisto di poteri organizzativi, gestionali e di spesa, oltre che socio, e responsabile del servizio di prevenzione e protezione (acronimo: R.S.P.P.) della ditta "A.C.", utilizzatrice della manodopera inviata dall'agenzia "Obiettivo lavoro" e contrattualmente tenuta ad adempiere agli oneri di formazione, di addestramento e di sicurezza del lavoratore; F.S. era capocantiere, cioè preposto, ed inoltre direttore tecnico di cantiere e coordinatore dei lavori realizzati dalla ditta A.C. presso la centrale dell'Enel.

La sentenza della Corte

Cerchiamo di analizzare il percorso logico-deduttivo intrapreso dalla Corte di Cassazione.

È preliminare definire l’ambito soggettivo di applicazione della norma prevista dall'art. 5 del d. lgs. n. 231 del 2001, che, sotto la rubrica "Responsabilità dell'ente", recita:
«1. L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell'ente o di una sua unita' organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;
b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).
2. L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse esclusivo proprio o di terzi».

Nel caso di specie, quindi A.C. e F.S in virtù della funzione di rappresentanza e di direzione che ricoprivano (rispettivamente il titolare della società e il capocantiere in qualità di “preposto” ) sono stati riconosciuti entrambi responsabili, in cooperazione colposa, del reato di lesioni colpose gravissime nei confronti del lavoratore A.P.
Premesso cio, è  imprescindibile, poi,  procedere all’analisi del criterio di imputazione oggettiva e alla nozione giuridicamente rilevante di “interesse o vantaggio” della società.

In linea di principio «In tema di responsabilità da reato degli enti, i criteri di imputazione oggettiva, rappresentati dal riferimento contenuto nell'art. 5 dei D.Lgs. 231 del 2001 all "interesse o al vantaggio", sono alternativi e concorrenti tra loro, in quanto il criterio dell'interesse esprime una valutazione teleologica del reato, apprezzabile "ex ante", cioè al momento della commissione del fatto e secondo un metro di giudizio marcatamente soggettivo, mentre quello dei vantaggio ha una connotazione essenzialmente oggettiva, come tale valutabile "ex post", sulla base degli effetti concretamente derivati dalla realizzazione dell'illecito» e «In tema di responsabilità da reato degli enti derivante da reati colposi di evento, i criteri di imputazione oggettiva, rappresentati dal riferimento contenuto nell'art. 5 del D.Lgs. n. 231 del 2001 all' "interesse o al vantaggio", devono essere riferiti alla condotta e non all'evento».
Pertanto la nozione di interesse" e "vantaggio, sono concetti giuridicamente diversi in quanto potrebbe configurarsi un interesse come discendente da un indebito arricchimento e magari non realizzato e, invece, un vantaggio obiettivamente conseguito tramite la commissione di un reato

In pratica potrebbe essere astrattamente commesso il reato nell'interesse dell'ente, senza procurargli in concreto alcun vantaggio .

Quindi il discrimen tra il concetto di interesse e quello di vantaggio è che il primo attiene ad una valutazione ex ante rispetto alla commissione del reato presupposto, mentre il concetto di "vantaggio" implica l'effettivo conseguimento dello stesso a seguito della consumazione del reato, e, dunque, si basa su una valutazione ex post.

Ricorre quindi il requisito dell “'interesse”qualora l'autore del reato viola consapevolmente la normativa cautelare allo scopo di conseguire un'utilità per l'ente, mentre sussiste il requisito del vantaggio qualora la persona viola sistematicamente le norme prevenzionistiche, consentendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spesa con conseguente massimizzazione del profitto (e, con più approfondita analisi e secondo progressive puntualizzazioni, che «[...] il requisito dell' "interesse" dell'ente ricorre quando la persona fisica, pur non volendo il verificarsi dell'evento morte o lesioni del lavoratore, agisce consapevolmente  allo scopo di far conseguire un'utilità alla persona giuridica; ciò accade, per esempio, quando la mancata adozione delle cautele antinfortunistiche risulti essere l'esito, non di una semplice sottovalutazione dei rischi o di una cattiva considerazione delle misure di prevenzione necessarie, ma di una scelta finalisticamente orientata a risparmiare sui costi d'impresa: pur non volendo (quale opzione dolosa) il verificarsi dell'infortunio in danno del lavoratore, l'autore del reato viola consapevolmente la normativa cautelare allo scopo di soddisfare un interesse dell'ente (ad esempio, far ottenere alla società un risparmio sui costi in materia di prevenzione).

Ricorre, invece, il requisito del "vantaggio" per l'ente quando la persona fisica, agendo per conto dell'ente, anche in questo caso, ovviamente, non volendo il verificarsi dell'evento morte o lesioni del lavoratore, viola sistematicamente le norme prevenzionali e, dunque, realizza una politica d'impresa disattenta alla materia della sicurezza sul lavoro, consentendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spesa con conseguente massimizzazione del profitto.

Nel caso de quo il titolare dell’azienda e il capocantiere nonché preposto sono stati ritenuti responsabili per avere impropriamente adibito quel giorno, come - si è ritenuto da parte dei giudici - già avvenuto in precedenza in altre occasioni il lavoratore che era stato formato ed informato quale "imbracatore", alle differenti mansioni di conducente di carrello elevatore ovvero per avere tollerato che A.P. vi fosse adibito, pur essendo privo di qualsiasi abilitazione in tal senso e non essendo stato formato alla guida del mezzo né informato circa i rischi specifici, e senza l'ausilio di un altro lavoratore a terra.

Ciò detto, va ulteriormente precisato che, con specifico riferimento ai «reati colposi d'evento [, ...quali, ad esempio, le lesioni colpose e gli omicidi colposi, si ritiene da parte della S.C. che] il finalismo della condotta prevista dall'art. 5 d. lgvo n. 231/2001 è compatibile con la non volontarietà dell'evento lesivo, sempre che si accerti che la condotta che ha cagionato quest'ultimo sia stata determinata da scelte rispondenti all'interesse dell'ente o sia stata finalizzata all'ottenimento di un vantaggio per l'ente medesimo.

 

Massima della Corte di Cassazione 

Dalla disamina del caso di specie “Ricorre il requisito del vantaggio quando la persona fisica, agendo per conto dell'ente, pur non volendo il verificarsi dell'evento morte o lesioni del lavoratore, viola sistematicamente le norme prevenzionistiche e, dunque, realizza una politica d'impresa disattenta alla materia della sicurezza del lavoro, consentendo una riduzione dei costi ed un contenimento della spesa con conseguente massimizzazione del profitto; il criterio del vantaggio, così inteso, appare indubbiamente quello più idoneo a fungere da collegamento tra l'ente e l'illecito commesso dai suoi organi apicali ovvero dai dipendenti sottoposti alla direzione o vigilanza del primi. Occorre, perciò, accertare in concreto le modalità del fatto e verificare se la violazione della normativa in materia di sicurezza o igiene del lavoro, che determina l'infortunio, risponda ex ante ad un interesse della società o abbia consentito alla stessa di conseguire un vantaggio».