Il ruolo degli organismi di vigilanza (ODV) ai tempi del Coronavirus

In questo difficile periodo per l’esistenza della pandemia assume un ruolo di primaria importanza nelle aziende gli organismi di vigilanza per prevenzione dei rischi di contaminazione da Coronavirus.

Come noto nelle realtà aziendali è il datore di lavoro, con il supporto specialistico del Servizio di Prevenzione e Protezione (istituito ai sensi dell’art. 31 e ss. D. Lgs. 81/2008) e del Medico Competente (nominato ai sensi dell’art. 38 e ss. D. Lgs. 81/2008), che deve tempestivamente valutare, in base al contesto interno ed esterno, i profili di rischio da COVID-19 ed adottare le conseguenti misure di prevenzione per tutelare i propri dipendenti.

Il mancato intervento del datore di lavoro in tema di sicurezza ai sensi del D.lgs. 81/2008 (ad esempio il mancato aggiornamento del Documento di valutazione dei rischi D.V.R) potrebbe esporlo oltre al profilo di responsabilità contrattuale per inadempimento dell’obbligo generale di cui all’art. 2087 c.c., ma anche, nei casi più gravi, a profili di responsabilità di tipo penale ex articoli 589 e 590 c.p. (lesioni personali colpose gravi o gravissime commessi con violazione delle norme sulla tutela della salute e sicurezza sul lavoro, fino alla possibilità dell’omicidio colposo in caso di decesso del lavoratore) con possibili implicazioni, qualora ci sia un interesse/vantaggio economico per l’Ente, anche sotto il profilo della responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D. Lgs. 231/2001 ove applicabile.

A tal uopo si deve far riferimento all’art. 30 del Decreto legislativo n.81, 9 aprile 2008, il quale chiarisce i requisiti che rendono un modello di organizzazione e di gestione idoneo ad avere efficacia esimente per la responsabilità amministrativa ex d.lgs. 231/01 (di seguito anche Modello 231

È bene evidenziare che L’OdV non deve assolutamente svolgere le attività spettanti all’ RSPP (Responsabile del servizio Protezione e Prevenzione) o sostitursi ad esso.

Difatti l’ODV deve limitarsi a chiedere informazioni dai vari attori (es. RSPP, Referente del Sistema di Gestione Salute e Sicurezza sul lavoro, Compliance Officer, Comitati di Crisi di Gruppo, ecc.) il programma di iniziative e relative misure di prevenzione adottate e/o in corso di attuazione per mitigare i rischi in materia di salute dei lavoratori derivanti da COVID-19 e, in caso di inerzia, stimolare e dare impulso al processo.

In conformità a quanto già evidenziato da Assonime nel Caso n. 4/2020 e da AODV231 nel Position Paper del 27 marzo 2020, CNDCEC e FNC sgombrano il campo da qualsiasi dubbio in merito ad eventuali poteri diretti di intervento dell’organismo di vigilanza anche nell’ipotesi di emergenze come questa, ribadendo che all’OdV non compete l’adozione di eventuali protocolli straordinari, né l’aggiornamento del modello organizzativo.

Come costantemente ribadito in dottrina e in giurisprudenza, l’OdV non ha funzioni gestorie, essendo un organo preposto al controllo del corretto funzionamento e dell’adeguatezza del modello organizzativo adottato dall’ente. Specularmente, in caso di violazioni del modello o di commissione di reati da parte di uno dei destinatari del medesimo, l’OdV non può essere chiamato a rispondere in sede penale in quanto, non configurandosi a suo carico l’obbligo giuridico di impedire l’evento dannoso, non è ipotizzabile una eventuale responsabilità penale del medesimo per omesso controllo ai sensi dell’art. 40, co. 2, c.p.

Determinante appare altresì lo scambio di flussi informativi con il collegio sindacale che, in quanto deputato al controllo di legalità a tutto tondo, da un lato può chiedere all’OdV aggiornamenti in merito alle attività di monitoraggio svolte sul modello e, dall’altro, può fornire a quest’ultimo ulteriori notizie sugli eventuali profili di criticità riscontrati.

Solo dopo aver raccolto una serie di dati/informazioni/documenti, l’OdV potrà valutare l’adeguatezza e/o l’effettività del Modello 231 secondo quanto previsto dall’art. 80 ex D.lgs. 81/18 ed eventualmente segnalare al CdA e non al Datore di Lavoro eventuali proposte di interventi correttivi a livello organizzativo e/o informativo/formativo.

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati