Il rischio da contagio Covid-19 alla luce della circolare Inail n.22 del 20 maggio 2020.

Il datore di lavoro ha un generale dovere di garantire la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro e l’obbligo di risarcire i danni al lavoratore in caso di pregiudizi fisici o morali questo ai sensi del .lgs. 81/2008. Ai tempi del COVID-19, quando sia accertato che il contagio sia avvenuto sul luogo di lavoro, l’azienda, per essere esente da responsabilità sul piano risarcitorio, deve provare di aver adottato tutte le precauzioni idonee, in base all’esperienza e alla tecnica, ad evitare il diffondersi della malattia. Nonostante si sia fatto notare che l’attribuzione di responsabilità resterebbe un’eventualità lontana, una possibile soluzione sarebbe quella di adottare modelli di organizzazione e di gestione ai sensi della D.lvo. 231/2001.


Sicurezza sul lavoro e responsabilità dell’azienda

Il nostro ordinamento prevede sia l’adozione di un’ampia serie di misure di prevenzione, contenute nel testo unico (D. Lgs. n. 81 del 2008) e fondate su diverse direttive europee, sia la norma di “chiusura” di cui all’art. 2087 cod. civ., che impone alle imprese di adottare tutte “le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Si tratta di una previsione che vale a giustificare un generale dovere di prevenzione, ma anche a determinare i casi nei quali l’impresa è tenuta a risarcire i danni al lavoratore, quando questi abbia a subire un pregiudizio sia fisico (permanente o anche solo transitorio), sia sul piano del turbamento della propria personalità (e da qui il diritto ad un risarcimento per i casi ad es. di mobbing).

Se sul punto non si configura una responsabilità oggettiva del datore di lavoro una volta aver accertato che il contagio sia avvenuto sul luogo di lavoro e impone comunque, una volta che il danno resti provato, una indagine diretta ad accertare spetterà al datore di lavoro aver adottato tutte le precauzioni derivante dal D.LGS 81/2008 e quelle derivanti dalla generica norma di chiusura prevista dall’art. 2087, ano necessarie per la tutela della salute del lavoratore.

Disciplina ai tempi del COVID-19

Premesso ciò, se si dovesse accertate che effettivamente il contagio è avvenuto sul luogo di lavoro, il datore di lavoro per essere esente da responsabilità sul piano risarcitorio spetterà provare di aver adottato tutte le precauzioni idonee, in base all’esperienza e alla tecnica, ad evitare il diffondersi della malattia.

In pratica al datore di lavoro spetterà dimostrare di aver adottato tutte le misure previste dal Protocollo condiviso sul lavoro del 24 aprile aprile 2020 e dunque anche di quanto previsto dai protocolli di cui all’art. 1, comma 4 del DL 16 maggio 2020 n. 33, adottati dalle Regioni nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali, secondo le puntuali precisazioni di cui alla recentissima circolare INAIL n. 22 del 20 maggio 2020 .

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Nella circolare viene chiarito che il riconoscimento dell’origine professionale del contagio non ha alcuna correlazione con i profili di responsabilità civile e penale del datore di lavoro nel contagio medesimo, che è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali di cui all’articolo 1, comma 14 del d.l. 16 maggio 2020, n.33

Se quindi da un lato risulterebbe che la responsabilità datoriale resterebbe residuale, poiché per il lavoratore non sarà facile dimostrare  che il contagio si è realizzato proprio sul luogo di lavoro tale conclusione, tuttavia, non vale a tenere indenne il datore in tutti quei casi in cui, al contrario, sia possibile individuare e ricostruire la catena di diffusione della malattia. 

UNA POSSIBILE SOLUZIONE 

Una soluzione potrebbe essere trovata anche nelle maglie della normativa di prevenzione. Ci riferiamo ai “modelli di organizzazione e gestione” aziendali richiamati dal Testi Unico (art.30) che, se conformi alle linee guida possano escludere la responsabilità ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001.

Le imprese che adottano e applicano concretamente modelli organizzativo rigorosi anche ai fini delle misure anti-virus, potrebbero essere escluse da responsabilità. In tal senso, assumerebbe rilevanza l’attività degli Organismi di Vigilanza (ODV) previsti dalla normativa citata.

Gli ODV avrebbero il compito di controllare le attività di prevenzione poste in essere dall’azienda, partendo dalla valutazione del rischio Covid-19 e valutando la concreta attuazione delle prescrizioni.

Per garantire i lavoratori e gli stessi imprenditori sarebbe importante prevedere la definizione di standard specifici con riferimento al Covid-19 da parte dell’INAIL ed anche una validazione dei modelli organizzativi da parte dei Comitati Paritetici Territoriali, previsto dalle parti sociali.

Un sistema imperniato sui modelli organizzativi, e una loro opportuna validazione potrebbe costituire una soluzione equilibrata, garantendo la sicurezza dei lavoratori e consentendo di procedere con serenità alle imprese.

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati