I contratti a termine a seguito del decreo rilancio.

Al fine di far fronte al riavvio delle attività post Covid-19 ,il decreto Rilancio, consente la possibilità di rinnovare o prorogare, fino al 30 agosto, i contratti a termine in essere al 23 febbraio 2020 in assenza delle motivazioni (causali) introdotte dal decreto Dignità.

Il DL “Rilancio”all’ articolo 93 del DL n. 34 del 19 maggio 2020  per fare fronte al riavvio delle attività in conseguenza all’emergenza epidemiologica Covid-19, consente la possibilità di rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 i contratti a termine in essere al 23 febbraio 2020 in assenza delle motivazioni introdotte dal DL Dignità.

In particolare l’articolo 93 del DL su menzionato testualmente recita “In deroga all’articolo 21 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 (inerente proroghe e rinnovi, ndr), per far fronte al riavvio delle attività in conseguenza all’emergenza epidemiologica da Covid-19, è possibile rinnovare o prorogare fino al 30 agosto 2020 i contratti di lavoro subordinato a tempo determinato in essere alla data del 23 febbraio 2020 anche in assenza delle condizioni di cui all’articolo 19, comma 1, del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 (causali, ndr )”

Si precisa che già la legge n. 27/2020 di conversione del “CuraItalia” e vigente dal 29 aprile, ha previsto la possibilità di poter derogare alle disposizioni del decreto “Dignità” prorogando e/o rinnovando i predetti contratti in presenza di ammortizzatori. Per i rapporti diretti a termine vi è stata anche l’ulteriore deroga, sempre limitatamente al periodo emergenziale, del rispetto dei periodi di latenza (cd. regola dello stop&go)

Il DL “Rilancio” in definitiva sospende provvisoriamente le causali del Dignità, che riguardano:

1. esigenze temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività,

2. esigenze di sostituzione di altri lavoratori,

3. esigenze connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell’attività ordinaria.

Tuttavia rimangono gli obblighi dello “stop & go” tra il contratto scaduto e il successivo rinnovo.

Pertanto se il medesimo lavoratore fosse riassunto a tempo determinato entro 10 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata fino a 6 mesi, ovvero 20 giorni dalla data di scadenza di un contratto di durata superiore a 6 mesi, il secondo contratto si trasformerebbe a tempo indeterminato.

Quindi alla luce del nuovo decreto sussistono gli obblighi previsti dal D.Lgs. n. 81/2015 quali:

a) i 24 mesi di durata massima complessiva ovvero quelli previsti dalla contrattazione collettiva;

b) le proroghe di 4 volte nell'arco di 24 mesi a prescindere dal numero dei contratti;

c) la percentuale massima di utilizzo dei rapporti a termine prevista dalla contrattazione collettiva di riferimento dell’azienda, ossia il 20% del numero dei lavoratori a tempo indeterminato in forza al 1° gennaio dell'anno di assunzione.

d) la contribuzione addizionale dell’1,4% e quella progressiva dello 0,5% per ogni rinnovo.

e) il divieto di attivare contratti a termine, anche relativamente al lavoro in somministrazione, da parte di datori di lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi in applicazione della normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori con particolare riferimento alla attuale valutazione del rischio contagio da Coronavirus.

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati