FASE 2 E RISPETTO DELLA NORMATIVA SULLA PRIVACY

Con l'avvio della Fase 2 dell'emergenza sanitaria Covid-19 introdotta dal D.P.C.M. 26 aprile 2020, le imprese cominciano ad affrontare la sfida della progressiva riapertura delle aziende e della ripresa delle attività. Il mutato contesto economico e sociale comporta inevitabilmente conseguenze in tema di trattamento dei dati personali in vari ambiti da quello sanitario, a lavorativo e privato. Un tema controverso è quello rappresentato dall'introduzione di controlli e verifiche sullo stato di salute dei dipendenti (o di terzi) al momento dell'accesso e durante la permanenza nei luoghi di lavoro.

Le disposizioni normative emanate dal Governo per il contenimento dell’epidemia da Covid-19 hanno comportato considerevoli ricadute in tema di trattamento dei dati personali in vari ambiti da quello sanitario, lavorativo e privato.

Privacy e controllo della salute

Uno dei profili di maggiore criticità è senz’altro rappresentato dall’introduzione di controlli/verifiche sullo stato di salute dei dipendenti (o di terzi) al momento dell’accesso e durante la permanenza nei luoghi di lavoro.

Tale disposizione è stata peraltro già oggetto del Protocollo condiviso del 14 marzo 2020, sottoscritto dalle parti sociali in esecuzione delle raccomandazioni governative contenute nel DPCM dell’11 marzo 2020 e dei nuovi Protocolli di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19, condivisi tra il Governo e le parti sociali.

Come disposto nel protocollo del 14 marzo 2020 la temperatura corporea costituisce un trattamento di dati personali e, pertanto, deve avvenire ai sensi della disciplina privacy vigente.

A tal fine si suggerisce di:

1) rilevare a temperatura e non registrare il dato acquisto. È possibile identificare l’interessato e registrare il superamento della soglia di temperatura solo qualora sia necessario a documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali;

2) fornire l’informativa sul trattamento dei dati personali. Si ricorda che l’informativa può omettere le informazioni di cui l’interessato è già in possesso e può essere fornita anche oralmente. Quanto ai contenuti dell’informativa, con riferimento alla finalità del trattamento potrà essere indicata la prevenzione dal contagio da COYID-19 e con riferimento alla base giuridica può essere indicata l’implementazione dei protocolli di sicurezza anti-contagio ai sensi dell’art. art. 1, n. 7, lett. d), del DPCM 11 marzo 2020 e con riferimento alla durata dell’eventuale conservazione dei dati si può far riferimento al termine dello stato d’emergenza;

3) definire le misure di sicurezza e organizzative adeguate a proteggere i dati. In particolare, sotto il profilo organizzativo, occorre individuare i soggetti preposti al trattamento e fornire loro le istruzioni necessarie. A tal fine, si ricorda che i dati possono essere trattati esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da COVID-19 e non devono essere diffusi o comunicati a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative (es. in caso di richiesta da parte dell’Autorità sanitaria per la ricostruzione della filiera degli eventuali “contatti stretti di un lavoratore risultato positivo al COVID-19);

4) in caso di isolamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura, assicurare modalità tali da garantire la riservatezza e la dignità del lavoratore. Tali garanzie devono essere assicurate anche nel caso in cui il lavoratore comunichi all’ufficio responsabile del personale di aver avuto, al di fuori del contesto aziendale, contatti con soggetti risultati positivi al COVID-19 e nel caso di allontanamento del lavoratore che durante Fattività lavorativa sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria e dei suoi colleghi. Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Dati sensibili e privacy: criticità legate al consenso e al trattamento dei dati

Il datore di lavoro potrebbe venire in contatto con dati sensibili del dipendente nel caso in cui lo stesso lamenti una sintomatologia compatibile con l’infezione da Covid-19.

In questa ipotesi  il trattamento di questi dati personali ,anche in assenza di consenso del dipendente, trovano il fondamento giuridico nel necessario contemperamento dei diritti degli interessati con altri diritti personali fondamentali.

Ad ogni modo il datore di lavoro o il DPO dovrà fornire agli interessati una specifica informativa chiara, precisa e circostanziata sulle finalità del trattamento, alle modalità e alla durata del trattamento in questione alla conformità con i principi di necessità, adeguatezza e proporzionalità del trattamento medesimo (come precisato dal Gruppo di Studio Europeo in materia di Privacy, intervenuto sul punto con la dichiarazione resa il 19 marzo 2020). 

A cura dell’ Avv. Marco Romano- Studio legale Fontanarosa & Associati