Ai fini dell’installazione di un impianto di videosorveglianza non costituisce esimente della responsabilità del datore di lavoro, il consenso scritto dei lavoratori.

Con sentenza n.1733 del Gennaio 2020 la Terza sezione Penale della Cassazione ha statuito che in caso dell’installazione di un impianto di videosorveglianza il consenso scritto dei lavoratori non costituisce esimente della responsabilità del datore di lavoro in difetto delle condizioni di cui all’art.4 della Legge n.300 del 1970, ossia senza che sia stato previamente sottoscritto un accordo con le rappresentanze sindacali o in assenza di un provvedimento autorizzativo della competente autorità amministrativa (Direzione Territoriale del Lavoro)

Il caso oggetto della pronuncia

Con sentenza del 30/4/2019, il Tribunale di Lanciano dichiarava G.D. (datore di lavoro) colpevole della contravvenzione di cui all'art. 4, I. 20 maggio 1970, n. 300 e lo condannava alla pena di tremila euro di ammenda; allo stesso, quale datore di lavoro, era contestato di aver installato un sistema di videosorveglianza, idoneo a controllare l'attività dei dipendenti, in difetto di accordo con le rappresentanze sindacali.

La pronuncia della Corte di Cassazione

Secondo quanto prescritto dall'art. 4 L. n. 300 del 1970, l'installazione di apparecchiature (da impiegare esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale ma dalle quali derivi anche la possibilità di controllo) deve essere sempre preceduta da una forma di codeterminazione (accordo) tra il datore di lavoro e le rappresentanze sindacali dei lavoratori, con la conseguenza che se l'accordo (collettivo) non è raggiunto, il datore di lavoro deve far precedere l'installazione dalla richiesta di un provvedimento autorizzativo da parte dell'autorità amministrativa (Direzione territoriale del lavoro) che faccia luogo del mancato accordo con le rappresentanze sindacali dei lavoratori, cosicché, in mancanza di accordo o del provvedimento alternativo di autorizzazione, l'installazione dell'apparecchiatura è illegittima e penalmente sanzionata. Questa procedura trova la sua ratio nella considerazione dei lavoratori come soggetti deboli del rapporto di lavoro subordinato. La diseguaglianza di fatto, e quindi l'indiscutibile e maggiore forza economico-sociale dell'imprenditore, rispetto a quella del lavoratore, rappresenta la ragione per la quale la procedura codeterminativa sia da ritenersi inderogabile (a differenza di quanto ritenuto invece dalla Sez. 3, n. 22611 del 17/04/2012), potendo essere sostituita dall'autorizzazione della direzione territoriale del lavoro solo nel solo di mancato accordo tra datore di lavoro e rappresentanze sindacali, non già dal consenso dei singoli lavoratori, poiché, a conferma della sproporzione esistente tra le rispettive posizioni, basterebbe al datore di lavoro fare firmare a costoro, all'atto dell'assunzione, una dichiarazione con cui accettano l'introduzione di qualsiasi tecnologia di controllo per ottenere un consenso viziato, perché ritenuto dal lavoratore stesso, a torto o a ragione, in qualche modo condizionante l'assunzione.